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Ha senso una Filosofia delle donne?
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Voglio sottoporre alla vostra attenzione un brano che trovo molto interessante perchè, oltre a superare una certa visione femministica e stereotipata della differenza di genere, va al nocciolo della questione: ciò che accomuna le donne è il loro aver sperimentato almeno una volta nella vita (a voler essere eufemistiche ^_^ ) una qualche forma di sessismo, maschilismo, patriarcato...

Alcune epistemologie femministe giungono ad affermare che le donne dispongono di uno stile cognitivo diverso da quello degli uomini. Questo stile sarebbe connesso alle capacità riproduttive femminili nel senso che alla capacità di allevare viene associato un modo tipico di ragionare delle donne. In altre parole, lo stile cognitivo delle donne sarebbe collegato alla sfera affettiva, e più in generale all’emotività, relazionalità e calore, in opposizione a quello maschile che privilegia razionalità, dominio e aggressività.
A nostro avviso, affermare una differenza significativa tra uomini e donne a proposito dello stile cognitivo significa però imboccare una via retrograda per rivalutare vecchie dicotomie di origine patriarcale che vogliono l’uomo razionale, attivo, oggettivo, e la donna emotiva, passiva, soggettiva. Significa ritornare allo spettro di Santippe, la celebre moglie di Socrate. Perché mai le donne dovrebbero pensare in un modo conforme con stereotipi di tipo sessista e perché mai le donne dovrebbero comunque pensare tutte allo stesso modo?
Una volta rigettata questa prospettiva essenzialista, si potrebbe tentare di identificare il soggetto conoscente con una specie di androgino il cui sesso di appartenenza non avrebbe alcuna incidenza sul piano epistemico. Un realtà, idee come questa potrebbero decretare la fine delle epistemologie femministe, oltre che di ogni pratica e filosofia femminista.
Perché non ribadire invece che, nonostante siano differenti, le donne rimangono accomunate dal fatto di vivere in società sessiste, maschiliste, patriarcali? Se da una parte è vero che donne diverse hanno esperienze cognitive diverse, è altrettanto vero che ogni donna sperimenta su di sé una qualche forma epistemica di sessismo, maschilismo e patriarcato.
Non occorre peraltro appellarsi a istanze essenzialiste per rivendicare la socialità del soggetto conoscente: ogni soggetto, femminile o maschile, richiede interazioni con altri a fini conoscitivi, e difatti non può fare a meno di conoscere in senso competenziale, contestualizzare le proprie pretese conoscitive, conoscere le altre persone, fare assegnamento sulla intersoggettività per cogliere un punto di vista oggettivo, confrontarsi con i valori e pregiudizi della società in cui vive. In realtà gli aspetti sociali del conoscere riguardano ogni soggetto, al di là non solo del genere, ma anche della razza, classe sociale, preferenza sessuale, cultura ed età.
In conclusione, nell’epistemologia così come nella metafisica, il contributo originale che una filosofia delle donne potrebbe apportare alla filosofia tradizionale consiste in una difesa più argomentata e in una comprensione più profonda della dimensione sociale dell’esistenza umana.


da Filosofia delle donne, Pieranna Garavaso, Nicla Vassallo, Laterza, Roma-Bari, 2007.

 
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Anna W.
view post Posted on 24/1/2008, 00:11Quote

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Ciao reiniku, ho letto - finalmente - il brano che hai sopra riportato e vorrei porre alcune riflessioni e quesiti.
CITAZIONE
Alcune epistemologie femministe giungono ad affermare che le donne dispongono di uno stile cognitivo diverso da quello degli uomini. Questo stile sarebbe connesso alle capacità riproduttive femminili nel senso che alla capacità di allevare viene associato un modo tipico di ragionare delle donne.

1. si dovrebbe forse decidere primariamente se lo ''stile'' cognitivo è influenzato o meno dall'esperienza. Nel primo caso, ovvero se l'esperienze sono in grado di dare una determinata forma all'approccio cognitivo dell'individuo, ne segue che la donna in quanto effettivamente, fino ad oggi, è l'unica ad aver provato l'esperienza del parto, abbia modificazioni nello stile cognitivo che nessun uomo potrà mai avere. Così come la ciclicità della natura che segna fin dall'adolescenza il corpo, la ciclicità del tempo che non è pensata, sentita, percepita o immaginata, ma vissuta nella materia propria (il proprio corpo).
Se, invece, assumiamo o dimostriamo che no, le esperienze non incidono sulla forma della cognizione allora il ragionare di un uomo o di una donna non differisce, lo stile cambia (o non cambia)da individuo a individuo indipendentemente dal sesso.
Per quanto riguarda ''la capacità di allevare" io non la unirei in nessun caso alla capacità riproduttiva della donna: questa è connaturata, la prima invece, questo è il mio pensiero, inerisce già un discorso successivo di differenziazione di ruoli, l'allevamento si inserisce già in una prospettiva sociale, sebbene i ruoli siano altamente influenzati dalla natura. Ma la capacità di allevare si impara, diverso è se parliamo di istinti. Ma qui ciò di cui si discute è la cognitività. Trovo però che sia un passo importante quello di dire che la capacità di allevare è qualcosa che si impara, sebbene sembra sempre scontato che sia una cosa innata.
Il ruolo di allevatrice è stato affidato alla donna, con conseguenze non (o non solo)sulle capacità o stili cognitivi, bensì sul tempo a disposizione per altre cose.
CITAZIONE
In altre parole, lo stile cognitivo delle donne sarebbe collegato alla sfera affettiva, e più in generale all’emotività, relazionalità e calore, in opposizione a quello maschile che privilegia razionalità, dominio e aggressività.

Mi viene da pensare a quei sapientoni dei Greci che plasmarono una femmina come Dea della sapienza, delle arti, delle scienze e della guerra, non un uomo. Un motivo c'era senz'altro, si ha da vedere perchè. Già però l'ha partorita Zeus dalla testa.Ovvero la sapienza è parto -della testa (non mente che è la madre)- di un Dio, non di una Dea. Che sia cominciato tutto di lì? Sarebbe interessante approfondire questa interpretazione abbozzata senza - mia ignoranza - solide basi di mitologia greca.
CITAZIONE
le donne rimangono accomunate dal fatto di vivere in società sessiste, maschiliste, patriarcali?

Io non sono d'accordo. Non è questo che accomuna le donne, mi sembra 1. riduttivo, 2.vittimista. La donna non è vittima, è estremamente potente. Tutto dipende dal potere che si vuole. Dalle scelte. Da ciò che vuole.Dalle priorità che si pone.Come cosa ricerca per felicità.E se la società la lega è liberissima di abbattere giudizi e pregiudizi e lottare per ciò che vuole. Se non arrivo è mia mancanza di determinazione, anche in ambito cognitivo, non certo questa fantomatica società patriarcale che dovrebbe farmi sperimentare ''qualche forma epistemic di sessismo". E' un discorso complessissimo. Anche perchè se mi pongo come fine quello di''raggiungere'' lo stile cognitivo che è proprio di un gruppo di individui che, nell'approccio al mondo e al sapere epistemico, nel produrre quest'ultimo, parte da premesse differenti dalle mie, dai miei vissuti tradisco in una certa misura il mio essere soggetto conoscente individuale. Nel momento in cui io cerco di uniformare il mio stile cognitivo a un' ''ideale cognitività'' che rappresenta secoli di impostazioni e ricerca, il punto di arrivo di un gruppo di individui per la stragrande maggioranza di genere maschile, be' c'è un enorme rischio che mi senta sconfitta. Ma è il rischio che si corre se si insegue ''l'uniformizzazione''. Al contrario se mi confronto e imparo come si è strutturato e regolato l'ambito cognitivo nella storia e il fatto che ci sia stata una preponderanza maschile che abbia creato questa struttura lo trovo del tutto accidentale, allora posso comprenderemi e capire se questa struttura risponde alla mia di struttura , mi conosco o mi riconosco, posso capire se ciò che vedo e sento e come conosco e interpreto è così simile o così altro rispetto all' "cos'è epistemico" risultante dalla storia. E altro non è scontato che sia migliore o peggiore, abbia meno o più valore perchè per poterlo misurare occorre un metro, e qualsiasi metro costruito, al di là del genere, è sempre un punto di riferimento umano quindi relativo.
Il problema alla fine è sempre un problema di conoscenza, di ricerca e di auto-conoscenza, il punto di partenza non ha genere, è il terreno comune.I risultati possono essere molteplici, non univoci. Se così è stato, non è ripudiando un certo tipo di società e cultura di cui siamo figlie che le cose cambiano, ma è apportando attivamente ciò che è altro, costruendolo e affermandolo con fierezza, direi.
CITAZIONE
nell’epistemologia così come nella metafisica, il contributo originale che una filosofia delle donne potrebbe apportare alla filosofia tradizionale consiste in una difesa più argomentata e in una comprensione più profonda della dimensione sociale dell’esistenza umana.

Personalmente non userei profonda come aggettivo, mi sembra presuntuoso, userei l'aggettivo ''completa''.

Edited by Anna W. - 24/1/2008, 09:58
 
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Cara Letizia (perdonami per il ritardo, sono occupatissima in questo periodo ma so che anche tu lo sei quindi mi puoi capire forse….vero? :P )
Interessante la tua riflessione sull’ipotetico nesso causale conoscenza-esperienza.
Credo che ogni essere sia unitario e quindi è necessario che le due cose siano collegate.
Ma il rapporto tra i due termini non è un rapporto causale nel senso deterministico del termine. E’ una sorta di movimento circolare in cui entrambi si causano a vicenda. (un concatenamento concausante :D )

Per quanto riguarda l’esperienza di essere donna: non credo che essa si sostanzi unicamente nel lato biologico (ciclo e parto)
Penso anche all’esperienza della donna come esperienza dell’alterità, nel contesto sociale e lavorativo ad esempio.
Sociale: molte donne non si sentono a loro agio ad uscire da sole la sera, magari a camminare in un viale poco frequentato (in certi casi, non solo la sera).
Lavorativo: Se un manager cerca una segretaria di direzione, cerca, appunto una donna, possibilmente di bella presenza.
Non credo che se noi fossimo delle manager e dovessimo scegliere un segretario o una segretaria seguiremmo gli stessi criteri…
Il punto cruciale è che oggi molte donne pensano che l’emancipazione sia “stare dall’altra parte”. E quindi non potrebbe essere un’ipotesi surreale pensare a una donna manager che cerca il segretario belloccio o alle amiche che si trovano alla Festa della donna per andare ad assistere a uno sogliarello maschile…

Edited by reiniku - 19/2/2008, 08:54

 
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Anna W.
view post Posted on 19/2/2008, 10:20Quote

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Ciao reiniku, ti capisco :wacko: e ti ringrazio per la risposta.
CITAZIONE
Interessante la tua riflessione sull’ipotetico nesso causale conoscenza-esperienza.
Credo che ogni essere sia unitario e quindi è necessario che le due cose siano collegate.
Ma il rapporto tra i due termini non è un rapporto causale nel senso deterministico del termine. E’ una sorta di movimento circolare in cui entrambi si causano a vicenda. (un concatenamento concausante )

Sono in completo accordo sul concatenemento concausante che io me lo dico ciclo di reciproca alimentazione e sicuramente con l'immagine del movimento circolare e la ciclicità del processo. Ma anche abbondando una rigida accezione deterministica il problema dell'evolversi è da indagare, anche perchè tra le mani abbiamo una risultante di questo movimento di cui, ho la sensazione, molti aspetti salienti che rientrano nel gioco ci sfuggono.
CITAZIONE
Per quanto riguarda l’esperienza di essere donna: non credo che essa si sostanzi unicamente nel lato biologico

Non unicamente, ma l'aspetto biologico ha sicuramente giocato un ruolo di primaria importanza.
CITAZIONE
Penso anche all’esperienza della donna come esperienza dell’alterità, nel contesto sociale e lavorativo ad esempio.
Sociale: molte donne non si sentono a loro agio ad uscire da sole la sera, magari a camminare in un viale poco frequentato (in certi casi, non solo la sera).
Lavorativo: Se un manager cerca una segretaria di direzione, cerca, appunto una donna, possibilmente di bella presenza.
Non credo che se noi fossimo delle manager e dovessimo scegliere un segretario o una segretaria seguiremmo gli stessi criteri…
Il punto cruciale è che oggi molte donne pensano che l’emancipazione sia “stare dall’altra parte”. E quindi non potrebbe essere un’ipotesi surreale pensare a una donna manager che cerca il segretario belloccio o alle amiche che si trovano alla Festa della donna per andare ad assistere a uno sogliarello maschile…

Personalmente l'esperienza dell'alterità non riesco bene a focalizzarla.L'alterità presuppone un punto di riferimento con cui mi confronto e da cui io mi dico essere altro, ripetto a te io sono altro. E' nell'incontro-/confronto che io divento altro, ma in origine non ho esperienza dell'alterità. Questo per dire che questo tipo di esperienza viene dopo. Gli esempi che hai riportato e la tua conclusione sono dirette conseguenza del porre come punto di riferimento non se stessi, ma un ipotetico modello a cui tendere. Da questo punto di vista il problema non è circoscritto a ciò che concerne 'l'emancipazione femminile', ma affonda le radici ben più in profondità ripetto a questioni sociali e/o lavorative e/o di usi e costumi(importantissime certamente), ma inerisce essenzialmente il singolo che, spesso, tende a modellarsi con surrogati e prototipi uomo o donna che siano prefabbricati, dimenticandosi di modallare se stesso, in primis, su se stesso. Rinuciare ad adeguarsi,conformarsi, imitare (o omologarsi, termine più corretto, forse) è una grande battaglia che supera ogni confine biologico, sociale e di ruolo. E' una scommessa rischiosa, ma di un'urgenza talmente dirompente da sentirla sulla pelle.E' l'istinto a volersi sottrarre a quell'illusorio rapporto causale nel senso deterministico del termine.
E per ritornate al tema iniziale trovo che dire di voler affermare un contributo originale attraverso una filosofia donna è un perseverare nel porre come modello una ''filosofia tradizionale" a cui si contribuisce per rendere più profonda(?), più argomentata (?) la dimensione sociale dell'esistenza umana. Io dico no o, per lo meno, non è questo l'aspetto più rilevante. La Filosofia è uno sguardo verso il futuro per conoscere il propio passato, per ri-trovarsi, per crearsi e re-inventarsi e se il contributo sarà originale, più o meno profondo, più o meno argomentato tutto dipende dal percorso di ricerca che, non saranno ostacoli sociali e/o tradizionali, ne' strutture sedimentate a impedire. E neanche un manipolo di donne che credono che l'affermazione di sè corrisponda a festeggiare con uno spettacolo di spogliarello maschile, credendo che la libertà e il potere sia di fare ciò che gli uomini fanno. Questo lo trovo triste per entrambi.

Edited by Anna W. - 19/2/2008, 10:36
 
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CITAZIONE (Anna W. @ 19/2/2008, 10:20)
La Filosofia è uno sguardo verso il futuro per conoscere il propio passato, per ri-trovarsi, per crearsi e re-inventarsi

Però la Filosofia non è solo uno sguardo, è un vero e proprio sforzo per arrivare alle cose. E le cose non vivono nel passato o nel futuro. Le cose vivono ora, e lo sguardo con cui posso guardare il passato o il futuro è lo sguardo dell'attuale.

Certo gli ostacoli sociali e un certo retaggio culturale non impediscono la libertà e lo sviluppo individuali ma neanche li favoriscono. :huh:





 
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pur condividendo l'istanza di fondo ovvero che il pensiero maschile ha uno stile complessivo diverso da quello femminile sono convinto che sia troppo banale dire che i maschi pensano razionale, le femminucce pensano sentimentale.
questo la dice lunga su come pensano le donne - quando pensano :shifty: :shifty:
ehm...
volevo dire che in realtà io non sarei così netto e schematico, i padiglioni non mi son mai piaciuti, figuriamoci se mi metto a fare i padiglioni dei processi tetici.
parlo di processi tetici perchè il cognitivismo non mi piace.
in realtà ho davanti agli occhi la problematica presente nelle Ricerche logiche di Husserl.
infatti questi pensava la logica come un corpus deontico delle regole del pensare ma non per questo naturale. se tutte le regole logiche fossero "automatiche" gli errori di logica non dovrebbero mai aver luogo. d'altro canto però la logica non è neppure in insieme di norme soggettive e psicologiche perchè altrimenti non è possibile fare discorso.
il pensare allora scaturisce da una serie di atti "tetici" che sono di vario tipo, e tra questi vi sono pure i processi psicologici.
io ci leggo dentro m. klein in certi passaggi delle ricerche (soprattutto la V e la VI) perchè husserl sostiene che a livello psicologico - è quasi ermeneutico come discorso - noi imprimiamo alle cose quello che è il nostro umore: posso riconoscere in una frase una grande verità, eppure dire: "vabbhè, facile a dirsi", "magari fosse vero!".
in questo senso parebbe che la verità dipendesse anche dal modo di rapportarsi ad essa.
infatti al concetto come tale, Husserl affianca una teoria del significato nella misura in cui il Significato è già uno strato "esteriore" al concetto su cui però è possibile discutere ulteriormente.
a me sembra che questa parte, questo aspetto psicologico - come lo chiama husserl -, non è che lo "spazio logico" in cui l'imprinting ma anche la "sensibilità" delle persone viene fuori.
ecco perchè voi potete dire, quando leggete i miei post: "ma come fa ego a dire sempre cose belle quando noi diciamo pure le stesse cose?".
perchè io sono maschio e voi no! :shifty:
in realtà si tratta di andare a vedere come l'aspetto esteriore del concetto altro non sia l'aspetto interpretativo della verità.
su questo punto però devo mettere un punto. devo infatti ancora rispondere a far :)

Forse risulterà addirittura che l’atteggiamento fenomenologico totale e l’epochè che gli inerisce sono destinati a produrre innanzitutto una completa trasformazione personale che sulle prime potrebbe essere paragonata ad una conversione religiosa, ma che, al di la di ciò, è la più grande evoluzione esistenziale che sia concessa all’umanità come tale.
E. Husserl - la Crisi delle scienze europee e la Fenomenologia trascendentale

 
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CITAZIONE (EgoTrascendentale @ 19/2/2008, 21:42)
pur condividendo l'istanza di fondo ovvero che il pensiero maschile ha uno stile complessivo diverso da quello femminile sono convinto che sia troppo banale dire che i maschi pensano razionale, le femminucce pensano sentimentale.
questo la dice lunga su come pensano le donne - quando pensano :shifty: :shifty:

Ego, veramente questo "schematismo" è il nucleo dalla filosofia tradizionale (Grecia e posteri).
Scrive Francesca Rigotti, docente di logica e di filosofia politica:
"Le donne, afferma la tradizione, sono esseri a-logici, il-logici, istintivi, passionali. Le donne possono creare, generandoli, soltanto figli, poveri esseri mortali,, mentre il pensiero generato da maschi, quello sì è immortale"
(Diogene, Nov. 2007, La filosofia si addice alle donne?)

La Rigotti a tal proposito parla del "paradosso di Arianna":
"La generazione dei figli si trasforma, con la maieutica socratica, nella produzione di idee, pesieri, discorsi. Il filo di lana o di lino, passando dalle mani di Arianna a quello di Téseo, diventa il filo del logos, del pensiero e del ragionamento; l'accudimento delle stoffe, la loro lisciatura e piegatura, si trasfigura nella nobile attività del ri-solvere e dello s-piegare ciò che è com-plicato e molte-plice (...). Invece a chi materialmente genera figli, fila la lana, piega la stoffa, è negata la capacità astratta di creare idee, filare ragionamenti, spiegare problemi"

Sempre riferendosi alla tradizione premoderna e moderna comunque.

CITAZIONE (EgoTrascendentale @ 19/2/2008, 21:42)
ecco perchè voi potete dire, quando leggete i miei post: "ma come fa ego a dire sempre cose belle quando noi diciamo pure le stesse cose?".
perchè io sono maschio e voi no! :shifty:

Chi si loda s'imbroda! :B):

 
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non volermene, lo schematismo non è il "padiglionismo"

Forse risulterà addirittura che l’atteggiamento fenomenologico totale e l’epochè che gli inerisce sono destinati a produrre innanzitutto una completa trasformazione personale che sulle prime potrebbe essere paragonata ad una conversione religiosa, ma che, al di la di ciò, è la più grande evoluzione esistenziale che sia concessa all’umanità come tale.
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Non cercatemi se non mi volete leggere... Ecco una parola io sono: una parola che significa a volte nulla a volte un infinito. K. Gibran

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CITAZIONE
Per quanto riguarda l’esperienza di essere donna: non credo che essa si sostanzi unicamente nel lato biologico (ciclo e parto)

Beh, a mio avviso invece è questo a fare la differenza, anche se non l’ho condivido è pur sempre pensiero dominante nella società.

CITAZIONE
Penso anche all’esperienza della donna come esperienza dell’alterità, nel contesto sociale e lavorativo ad esempio.
Sociale: molte donne non si sentono a loro agio ad uscire da sole la sera, magari a camminare in un viale poco frequentato (in certi casi, non solo la sera).

Verissimo. E sappiamo tutti perché!

CITAZIONE
Lavorativo: Se un manager cerca una segretaria di direzione, cerca, appunto una donna, possibilmente di bella presenza.
Non credo che se noi fossimo delle manager e dovessimo scegliere un segretario o una segretaria seguiremmo gli stessi criteri…

No, penso che non arriveremmo a pensarlo, perché avremmo bisogno di una mente e non di un corpo da conquistare.
Ma potrebbe anche succedere...

CITAZIONE
Il punto cruciale è che oggi molte donne pensano che l’emancipazione sia “stare dall’altra parte”. E quindi non potrebbe essere un’ipotesi surreale pensare a una donna manager che cerca il segretario belloccio o alle amiche che si trovano alla Festa della donna per andare ad assistere a uno sogliarello maschile…

Ecco, questa frase, un po’ mi turba e mi fa riflettere.
E’ qui che ci tagliamo le gambe, secondo me!
Se la donna, lasciando da parte ciclo e maternità, si sente simile all’uomo perché non potrebbe comportarsi come tale? Nel senso, io donna non ho bisogno di pensare che sono emancipata, io lo sono e basta. Non ho bisogno di andare alla festa della donna, non ho bisogno di festeggiare proprio. L’uomo festeggia il fatto di essere uomo? No! Noi un giorno all’anno siamo “importanti” ed il giorno prima? Ed il giorno dopo? Carne da riproduzione, corpo da conquistare, colf, madre ecc.
Secondo me vi sono anche donne manager che desiderano un segretario attraente, come pure uomini a cui non interessa la segretaria di bella presenza.
Non è in questi contesti che io devo far valere o tutelare la mia condizione di donna.
L’uomo si pone mai questi problemi?
Nel momento in cui io incomincio ad analizzare la mia condizione e voler a tutti i costi primeggiare,
“cado” nella squallida seratina a luci rosse, o esco con le amiche la sera della festa della donna…
Beh…mi sono crocefissa da sola.
Ma io non ho assolutamente la necessità di giustificarmi.
Io sono io e faccio ciò che piace a me donna, scansando pregiudizi e preconcetti buttando alle ortiche sensi di colpa assurdi.

CITAZIONE
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A nostro avviso, affermare una differenza significativa tra uomini e donne a proposito dello stile cognitivo significa però imboccare una via retrograda per rivalutare vecchie dicotomie di origine patriarcale che vogliono l’uomo razionale, attivo, oggettivo, e la donna emotiva, passiva, soggettiva.

Questo passo conferma purtroppo una differenza che magari non esiste, magari riguarda la sensibilità soggettiva, che sia donna che sia uomo.
Ci sono donne che generano ma non hanno spirito materno. Altre sterili che sarebbero buone madri.
Uomini/padri eccezionali e uomini/padri distanti.
Tra la donna e l’uomo c’è una differenza di approccio alle cose, di sensibilità.
Parlo di diversità intellettiva e non forza fisica.

Quando la donna (e non solo alcune donne) avrà smesso di sentirsi in colpa su tutto, quando si farà strada nel lavoro grazie alle proprie capacità e non a qualcos’altro, quando si sarà spogliata di tutte le etichette….allora sì che se ne potrà riparlare.


Dopo tutte queste disquisizioni, deduco, purtroppo che:
questa disuguaglianza sta all’inizio di tutto. Che sia primordiale e che nello scorrere del tempo si sia fossilizzata nel pensiero comune, tramandata da generazione in generazione come un marchio.
Dato che la donna per le proprie capacità fisiche può concepire e partorire, può dare vita ad un altro essere umano deve in assoluto avere dentro di se solo istinto di protezione e cura verso il proprio uomo e verso gli altri?


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imageIo sono...
La mia vita è stata tutta così… piena di piccoli segni che mi vengono a cercare
Tutti abbiamo incontrato lo sguardo di qualcuno e sentito una specie di "riconoscimento" che avrebbe potuto essere l'inizio di un amicizia. Ma poi le luci cambiano, il treno parte, la folla fa ressa tutto intorno... e non sapremo mai.
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Ci sono misteri nell'anima che nessuna ipotesi può scoprire, né nessuna intenzione può rivelare
Io non amo la gente perfetta, quelli che non sono mai caduti, che non hanno mai inciampato. La loro è una virtù spenta, di poco valore, a loro non si è svelata la bellezza della vita.
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La saggezza non è nient’altro che esperienza.
E l’esperienza non è nient’altro che vita vissuta.
Perciò non pensare che io sia saggia, pensa solo che ho vissuto
 
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