CITAZIONE
Per quanto riguarda l’esperienza di essere donna: non credo che essa si sostanzi unicamente nel lato biologico (ciclo e parto)
Beh, a mio avviso invece è questo a fare la differenza, anche se non l’ho condivido è pur sempre pensiero dominante nella società.
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Penso anche all’esperienza della donna come esperienza dell’alterità, nel contesto sociale e lavorativo ad esempio.
Sociale: molte donne non si sentono a loro agio ad uscire da sole la sera, magari a camminare in un viale poco frequentato (in certi casi, non solo la sera).
Verissimo. E sappiamo tutti perché!
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Lavorativo: Se un manager cerca una segretaria di direzione, cerca, appunto una donna, possibilmente di bella presenza.
Non credo che se noi fossimo delle manager e dovessimo scegliere un segretario o una segretaria seguiremmo gli stessi criteri…
No, penso che non arriveremmo a pensarlo, perché avremmo bisogno di una mente e non di un corpo da conquistare.
Ma potrebbe anche succedere...
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Il punto cruciale è che oggi molte donne pensano che l’emancipazione sia “stare dall’altra parte”. E quindi non potrebbe essere un’ipotesi surreale pensare a una donna manager che cerca il segretario belloccio o alle amiche che si trovano alla Festa della donna per andare ad assistere a uno sogliarello maschile…
Ecco, questa frase, un po’ mi turba e mi fa riflettere.
E’ qui che ci tagliamo le gambe, secondo me!
Se la donna, lasciando da parte ciclo e maternità, si sente simile all’uomo perché non potrebbe comportarsi come tale? Nel senso, io donna non ho bisogno di pensare che sono emancipata, io lo sono e basta. Non ho bisogno di andare alla festa della donna, non ho bisogno di festeggiare proprio. L’uomo festeggia il fatto di essere uomo? No! Noi un giorno all’anno siamo “importanti” ed il giorno prima? Ed il giorno dopo? Carne da riproduzione, corpo da conquistare, colf, madre ecc.
Secondo me vi sono anche donne manager che desiderano un segretario attraente, come pure uomini a cui non interessa la segretaria di bella presenza.
Non è in questi contesti che io devo far valere o tutelare la mia condizione di donna.
L’uomo si pone mai questi problemi?
Nel momento in cui io incomincio ad analizzare la mia condizione e voler a tutti i costi primeggiare,
“cado” nella squallida seratina a luci rosse, o esco con le amiche la sera della festa della donna…
Beh…mi sono crocefissa da sola.
Ma io non ho assolutamente la necessità di giustificarmi.
Io sono io e faccio ciò che piace a me donna, scansando pregiudizi e preconcetti buttando alle ortiche sensi di colpa assurdi.
CITAZIONE
Alcune epistemologie femministe giungono ad affermare che le donne dispongono di uno stile cognitivo diverso da quello degli uomini. Questo stile sarebbe connesso alle capacità riproduttive femminili nel senso che alla capacità di allevare viene associato un modo tipico di ragionare delle donne. In altre parole, lo stile cognitivo delle donne sarebbe collegato alla sfera affettiva, e più in generale all’emotività, relazionalità e calore, in opposizione a quello maschile che privilegia razionalità, dominio e aggressività.
A nostro avviso, affermare una differenza significativa tra uomini e donne a proposito dello stile cognitivo significa però imboccare una via retrograda per rivalutare vecchie dicotomie di origine patriarcale che vogliono l’uomo razionale, attivo, oggettivo, e la donna emotiva, passiva, soggettiva.
Questo passo conferma purtroppo una differenza che magari non esiste, magari riguarda la sensibilità soggettiva, che sia donna che sia uomo.
Ci sono donne che generano ma non hanno spirito materno. Altre sterili che sarebbero buone madri.
Uomini/padri eccezionali e uomini/padri distanti.
Tra la donna e l’uomo c’è una differenza di approccio alle cose, di sensibilità.
Parlo di diversità intellettiva e non forza fisica.
Quando la donna (e non solo alcune donne) avrà smesso di sentirsi in colpa su tutto, quando si farà strada nel lavoro grazie alle proprie capacità e non a qualcos’altro, quando si sarà spogliata di tutte le etichette….allora sì che se ne potrà riparlare.
Dopo tutte queste disquisizioni, deduco, purtroppo che:
questa disuguaglianza sta all’inizio di tutto. Che sia primordiale e che nello scorrere del tempo si sia fossilizzata nel pensiero comune, tramandata da generazione in generazione come un marchio.
Dato che la donna per le proprie capacità fisiche può concepire e partorire, può dare vita ad un altro essere umano deve in assoluto avere dentro di se solo istinto di protezione e cura verso il proprio uomo e verso gli altri?