Ep. #6
E' ormai passato un mese da quando ho presenziato in tribunale, ho presentato le carte, ho sostenuto le ipotesi che dovevo sostenere...
ma io... sono ancora qui.
Mi sento prigioniera. Quell'Artichoke ha sempre una scusa valida per non lasciarmi andare. e soprattutto l'omega è tenuto lontano da me. Per fortuna ho messo un codice di blocco assai sofisticato. Così nessuno dovrebbe riuscire ad avviarlo.
Un altro mese ancora e poi agirò di mia iniziativa.
Un altro mese ancora...
E lui?
Chissà dov'è lui...
a quest'ora sarei dovuta essere tra le sue braccia, a far l'amore ogni notte, aspettando l'alba tra i sussurri, parlando di noi, del nostro futuro. A quest'ora avrei senz'altro guardato il suo viso mentre dorme, avrei accarezzato i suoi capelli, avrei sfiorato le sue labbra con le mie e gli avrei sorriso...
Ed invece sono qui... ranicchiata in me stessa, senza gravità, rimbalzando a mò di pallina di un flipper tra queste 4 mura.
Io l'ho ferito, me lo diceva di lasciar perdere tutto e andare via con lui. Era per la prima volta chiaro. gli era costato tanto.
Quando lo incontrai per la prima volta, pioveva.
ranicchiato in un angolo di strada, in un vicolo cieco, coi vestiti strappati, fragile e tremante, bagnato fradicio, sporco di fango, sangue e sperma. era stato appena stuprato.
Era poco più di un bambino e già il suo sguardo era quello di oggi: assente, lontano, distante.
come se il flusso di vita che gli si para davanti agli occhi non gli appartenesse.
incrociai il suo sguardo, ed era spento.
Fu allora che lo conobbi, e fu allora che l'amai...
All'inizio per me era solo un paziente e la sua testa un labirinto.
ci sono rimasta dentro.
e oggi, io sto contribuendo nella costruzione di sentieri e pareti di quel suo labirinto.
Lui avrebbe voluto solo guardare le stelle... ma la sua vita fu segnata definitivamente.
Io ho tradito il patto che avevo con lui. "ci sono per restare". e oggi, invece, io sono altrove e per lui sono ufficialmente Missing In Action, MIA.
Ora capisco il vuoto di cui m'ha sempre parlato; ora capisco la sua indifferenza; ora capisco che cosa vuol dire guardare il sole e le stelle da dietro una grata con la consapevolezza di una indeterminata data che segna la fine. Questa mia prigionia che mi soffoca l'anima deve essere per lui qualcosa come il marchio che infetta la vita della sua carne.
Quanto mi manchi e non posso dirtelo.
E forse neanche lo potrei dimostrare...
E forse neanche sarei creduta...
E forse ancora, mi direbbe: "con la teoria siamo tutti invincibili, ma non esistono teorie inconfutabili". E' sempre stata la sua battuta migliore. E con l'ironia che lo contraddistingue aggiungeva: "per questo i tuoi gundam fanno acqua da tutte le parti. Un giorno ne costruirò uno io e sarà invincibile".
Il Maggiore Alexander C. Nescal si faceva sempre un sacco di risate quando ci vedeva litigare così...
e ora, chissà dov'è lui...
E' giorno. speriamo di ricevere le autorizzazioni per partire.
Sono stanca, voglio andarmene via da qui...
Edited by EgoTrascendentale - 25/8/2009, 23:31Forse risulterà addirittura che l’atteggiamento fenomenologico totale e l’epochè che gli inerisce sono destinati a produrre innanzitutto una completa trasformazione personale che sulle prime potrebbe essere paragonata ad una conversione religiosa, ma che, al di la di ciò, è la più grande evoluzione esistenziale che sia concessa all’umanità come tale.
E. Husserl - la Crisi delle scienze europee e la Fenomenologia trascendentale