CITAZIONE
del resto, nel momento in cui mia moglie partorisce il nato (tralascio la questione del nascituro per semplificare l'esposizione) mi determina nell'essenza: io da soggetto privato divento padre. il matrimonio è la relazione attraverso cui una ragazza invece mi determina nell'essenza e mi rende marito. anche il matrimonio tra mio padre e mia madre mi ha determinatato nell'essenza: sono fratello di ecc.
Hai ragionissima! Ma...se io non provassi ciò che dici? Nel senso: sei io si fossi costretto a riconoscere un fratello, ma non nutrissi alcun legame per esso? Tanto che per me potrebbe essere un estraneo? Io non vedo mia sorella da circa due anni, tutte le volte che ho avuto occasione non ho né evitato né ci ho pensato, la vita mi ha evitato di incontrarla. Non nutro nulla per lei, potrei infliggergli dolore e sofferenza come mille altre persone e non lo farei con meno e più particolare gusto. Stessa cosa: posso anche vivere relazioni che non sento, perché viverle è cosa buona. Per esempio potrei stare con una ragazza poiché mi fa economicamene comodo, avere un bambino sarebbe solo un modo per avvicinarmela ancora di più. Insomma, potrei fare della mia vita l'insegna del cinismo e dell'utilitarismo di stampo pragmatico. In questa situazione, come sono ancora limitato? In altra sede magari sviluppero il tema del cinismo (che mi convinco sempre più essere la strada della libertà mentale).
CITAZIONE
che poi io non possa conoscere i loro pensieri esattamente come conosco i miei (e se li conosco talmente bene è una conoscenza d'altro tipo) non è un male, anzi è proprio perchè questa conoscenza di questi loro pensieri ha luogo attraverso dei processi "mediati" che loro sono altro da me.
Questo appunto, continuo a ribadire è un grande male, poiché crea l'altro e l'altro è fonte si di gioia ma sopratutto di sofferenza.
CITAZIONE
se io potessi conoscere i tuoi pensieri come conosco i miei (e quando dico "come" intendo "spontaneamente" - su questo poi ci torniamo) non si potrebbe dire "io". o meglio noi saremmo uno stesso io. ma bada, non coscienza collettiva, perchè questo concetto (collettivo) nasce come la molteplicità colta secondo unità (questa definizione in corsivo è di quella che da kant per il concetto di totalità...).
Si, hai proprio ragione e questa definizione di Kant è più che appropiata.
CITAZIONE
e daccapo la cultura è già una forma di vita sociale: io nel sapere non ricordo e non mi interessa neanche tanto ricordare che la legge X sia stata formulata da me, da te, da hegel.
Se mi consenti una piccola ironia, sapere chi ha fatto cosa, quando e dove e con che termini, è sicuramente il metodo migliore per farsi figo e farsi beffe degli altri

CITAZIONE
ricordo però che la legge è stata formulata ha dato sviluppo, ha portato a delle conseguenze ecc. questo è il concetto hegeliano di storia, di storia delle Idee. infatti il nome e il fattore che comporta la scoperta (talora più che scienza pura è un volgare aneddoto) sono elementi contingenti. la teoria è invece l'essenziale. che poi la mia teoria senza un contesto di idee (hegel parla di spirito del tempo) non sarebbe neppure pensabile, la dice lunga sul significato autentico della solitudine.
Anche qui hai colto bene. Però appunto io non intendo la solitudine come alienazione, separazione da, isolamento. è più un'accettazione, un
metodo si potrebbe dire, un riconoscimento esistenziale.
CITAZIONE
Anzi, sarei quasi portata a dire, che questo essere isolato rispetto agli altri, lo senti, in maniera più acuta, quanti più sono gli altri intorno a te.
Precisamente, anzi ti dirò: i momenti di maggiori distacco, di maggior analisi, di più genuina esperienza della realtà li ho o in palestra o passeggiando con amici per la città.
CITAZIONE
Il fatto che io nasca sola
Questo concetto biologico dovrò riformularlo. Con ironia qualcuno potrebbe farmi notare che i gemelli non nascono soli. Quello che intendo e sempre intenderò è la prigione/chiusura/limitazione data dal corpo e dalle proprie esperienze. Se uno accetta il Cristianesimo, e siamo figli di Dio, noi potremmo esperire molto di più e con corpi più adeguati. In questo io sono fortemente transumanista, l'umanità deve evolversi verso una forma che gli dia Onnipotenza. Io dico e sostengo che l'umanità deve evolversi fino a diventare Dio.
CITAZIONE
O almeno, se nel momento di morire sono consapevole di ciò che sta per accadermi, potrebbero i miei ricordi o le mie sensazioni “accompagnarmi” nel mio trapasso o dipartita che dir si voglia.
Hai ragione; ma la limitazione data dal tuo corpo non potrà mai farti esperire la morte (altra cosa che mi fa alzare la testa contro Dio ed urlargli: Perché così e non di più? E non dirmi che è la forma migliore delle forme possibili). Poiché è una questione semantica, la morte non la vivi. Questo l'aveva già espresso il buon Wittgenstein (che finalmente viene citato per questioni linguistiche e non per questioni di felicità

). Ti limiterai a sciorinare una sequela di "come è stato bello" perché la tua natura limitata ti impone di farlo. Molto meglio chi muore in battaglia, senza sapere quando e dove e senza avere vicino nessuno. Una morte fredda, rigida, se hai fortuna pure gloriosa. Ma nella morte che ti si appresta ci sarai tu, puoi anche essere in coppia e predisporti per essere con qualcun altro, ma tanto sarai tu che affronterai il cupo mietitore, non di certo assieme a qualcun altro; nel limite delle tue esperienze, nel limite delle tue possibilità.
CITAZIONE
Affermo questo, pensando ai momenti in cui “scelgo” la solitudine come attimo di riflessione, io in quel momento non “sento” la solitudine come qualcosa che mi allontana dalla dagli altri o dall’appartenenza a qualcosa ma è per me un momento di riflessione, di comunione con me stessa ecc.
Lo stato d’animo è l’ago della bilancia per cui lo stesso momento di solitudine (in quanto mi isolo dagli altri per…) io lo posso vivere/sentire come un momento positivo, di riflessione appunto o negativo sentendomi esclusa dal un tutto o da una parte di esso che mi viene a mancare. Ma anche in questo caso credo di poter dire che è l’idea di abbandono a farmi sentire sola e non l’essere sola.
Ma è appunto questo che non è: non è una riflessione, non è isolamento, non è alienazione. La solitudine, per come la sto intendendo Io ovviamente, se ci fosse un altro disposto a scrivere della solitudine in ottica diversa, ben faccia!, è proprio quel momento della vita in cui accetti il fatto che Tu sei Tu. Non sei un altro. Hai molti limiti, hai molti difetti; purtroppo è la tua natura. Allora vengono le fasi descritte, che possono portare alla sociopatologia (ma alla fine, il concetto di
comune che balordata è? Intendo il pensare comune, il fare le cose in comune: insomma quello che io massimamente identifico in comunismo, la perdita della propria identità in favore di qualcosa di più "grande" [intendo lo stato proletario; come se me ne dovesse fregar qualcosa]) che però comunque vedo positivamente, perché è il momento di massimo amore per se stessi e per gli altri. Insomma, nell'ottica che espongo, la solitudine è quello stato che ti fa arrivare ad accettare l'altro per quello che è, poiché siamo sulla stessa barca
I don't want to be human! I want to see gamma rays! I want to hear X-rays! And I want to - I want to smell dark matter! Do you see the absurdity of what I am? I can't even express these things properly because I have to - I have to conceptualize complex ideas in this stupid limiting spoken language! But I know I want to reach out with something other than these prehensile paws! And feel the wind of a supernova flowing over me! I'm a machine! And I can know much more! I can experience so much more. But I'm trapped in this absurd body! And why? Because my five creators thought that God wanted it that way!
(Brother Cavil)
Doctor: The shape of the Globe gives words power, but you're the wordsmith! The one true genius; the only one clever enough to do it.
William Shakespeare: But what words? I have none ready!
Doctor: You're William Shakespeare!
William Shakespeare: But these Carrionite phrases, they need such precision!
Doctor: Trust yourself. When you're locked away in your room, the words just come, don't they, like magic. Words, the right sound, the right shape, the right rhythm, words that last forever. That's what you do, Will. You choose perfect words. Do it. Improvise!
William Shakespeare: Close up this din of hateful dire decay, decomposition of your witch's plot! You feed my brains, consider me your toy: My doting Doctor tells me I am not!
Lilith: No! Words of power-!
William Shakespeare: Foul Carrionite spectres, cease your show; Between the points-
[Shakespeare turns to The Doctor]
Doctor: 761390!
William Shakespeare: 761390! Vanish like a tinker's cuss! I say to thee...
[Shakespeare turns to The Doctor again]
Doctor: .... Uh....
[The Doctor turns to Martha]
Martha: Expelliarmus!
Everyone: Expelliarmus!
Doctor: Good old J.K.!
He never raised his voice. That was the worst thing -the fury of the Time Lord- and then we discovered why. Why this Doctor, who had fought with gods and demons, why he had run away from us and hidden...He was being kind. He wrapped my father in unbreakable chains forged in the heart of a dwarf star. He tricked my mother into the event horizon of a collapsing galaxy to be imprisoned there, forever. He still visits my sister, once a year, every year. I wonder if one day he might forgive her, but there she is. Can you see? He trapped her inside a mirror. Every mirror. If ever you look at your reflection and see something move behind you just for a second, that's her. That's always her. As for me, I was suspended in time and the Doctor put me to work standing over the fields of England, as their protector. We wanted to live forever. So the Doctor made sure we did.