Philosophia Pura - Un Forum Per Tutti e Per Nessuno

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Solitudine
view post Posted on 24/9/2009, 14:46Quote
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Il Signore della Sofferenza

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Status: Offline: ultima azione eseguita il 9/12/2009, 16:22


Stimolato da recenti discussioni sull'amore, porgo una riflessione sulla solitudine.
Come ho già scritto, la solitudine è uno stato naturale dell'uomo. Nasciamo soli, senza nemmeno aver chiesto di nascere. La morte avviene allo stesso modo. Non a caso parecchi miti greci descrivono la morte di coppie innamorate o la loro metamorfosi. Al giorno d'oggi sembra che la solitudine debba essere prerogativa dei vampiri. Ciò nonostante, l'esperienza che ogni ragazzo o uomo deve vivere, altrimenti la sanzione è la perdita di identità, è un profondo stato di solitudine. Tutta la vita è filtrata attraverso i nostri occhi, che sono vere e proprie finestre, o meglio ancora sensori. Dietro di essere un'attenta CPU elebora ogni dato. Ed in tutto ciò, noi dovremmo essere felice di essere umani. Perché possiamo amare, perché possediamo pensiero creativo, perché possiamo provare sentimenti. Non so quanti provino lo stesso disgusto per questa condizione che è un assurdo completo. Possiamo esperire fenomeni fisici o chimici, e come lo facciamo? Con questi disgustosi bulbi gelatinosi, programmati per vedere solo una minima parte dello spettro e con queste orrende orecchie, che impostate solo per percepire le vibrazioni dell'aria. E questo perché? Perché la Natura o Dio o il Caso o il Caos, chi volete, ha deciso che doveva essere così. Ebbene, se la questione è questa, io non voglio essere umano. Voglio poter vedere le radiazioni gamma, voglio poter udire i raggi x, voglio poter annusare a materia oscura (e non parliamo poi del fatto che devo esprimere idee complesse con questo discutibile linguaggio parlato). Preferirei un corpo di energia o metallo ad uno di carne ed ossa. Questo dovrebbe espriremere al meglio i nostri limiti, il cui limite assoluto è la condizione di solitudine. Nessuno può entrare in un altro essere umano come assoluto: non si può sempre sapere che pensa, cosa prova, cosa desidera. Questa è sicuramente una fortuna, visto che sicuramente sarebbero milioni di dati da analizzare, ma anche una tremenda sfortuna. Chi potrà mai capire? Chi potrà mai davvero comprendere? Chi si sforza, per motivi puramente irrazionali, lo chiamo amico. Ed è quindi una parte di me stesso.
La solitudine penso attraversi varie fasi. La prima sicuramente è uno stato di dolore o di angoscia. In questo sicuramente rientra il dolore fisico, il dover affrontare ls sfide. Quando temprati e rafforzati riemergiamo dall'abisso, ci troviamo in quella condizione che potremmo definire atarassia o apatia. Alcuni la definiscono fase cinica, poiché tutto diventa lontano, distante. Si può camminare su un cadavere, si può assistere ad un funerale o ad un matrimonio con la stessa faccia. Nulla sembra importante, si inizia a vivere un profondo distacco. Durante questo distacco però tutto diventa chiaro e razionale; la realtà, le cose prendono la forma che sono destinate ad avere. In questa fase c'è una grandissima crescita di rigore, razionalità e scientificità. Tutto è filtrato, le passioni sono scomparse. La ragione ha prevalso. La solitudine non è quindi vista con stanchezza, ma con razionalità. Diventa quindi fase necessaria (mi vengono in mente molti scrittori o scienziati che isolandosi hanno scritto capolavori o raggiunto alte vette della scienza). Questo porterà infine ad un'ultima fase, in cui la realtà non più distaccata, ma vissuta con distacco. Ogni esperienza è fortemente genuina, in quanto vissuta senza filtri, direttamente. La solitudine non è quindi più uno stato, ma una condizione fissata nel proprio essere.
Dubito sinceramente che senza l'esperienza della solitudine, un uomo possa definirsi uomo. Ogni gruppo sociale in cui ci buttiamo, ogni subcultura a cui aderiamo, ha come pena la perdita di una parte di noi. Dobbiamo identificarci con quel gruppo, seguirne i canoni. E più rifiutiamo di non classificarci, Più diciamo "ma io sono io" e più perdiamo noi stessi. Questa perdita porta anche la perdita della solitudine, come la perdita della solitudine possono portarla droghe ed alcol o farmaci. Ma questa artificialità sarà poi utile, quando, dopo anni, non sapremmo più gestire tutto ciò? Nell'affrontare a viso aperto, come in combattimento, la nostra condizione, invece troviamo la nostra forza. Ogni volta che desideriamo fare del male a qualcuno, provocargli dolore e sofferenza, esercitare potere, allora noi stiamo applicando quanto più la natura ci ha donato. Perché stiamo cercando di far provare ad un altro ciò che noi proviamo, in effetti, è un atto d'amore. Più ci abbattiamo con violenza contro qualcosa o qualcuno e più dimostriamo di amarlo. Poiché non solo lo rendiamo partecipe, ma lo educhiamo per la vita. Quello che i buddhisti spesso indicano con il detto "Se ami tuo figlio usa il bastone, se lo odi riempilo di dolci". Il dolore fisico è sicuramente una fase, la migliore che si possa sperare in effetti. Un taglio, un livido, una scottatura, passeranno in fretta e sarà dimenticate, in fondo persino le cicatrici col tempo sbiadiscono. Il dolore emotivo quello non passerà subito e si inciderà nel nostro essere. La violenza verso di sé, è la più grande forma di amore che possiamo dimostrare verso di noi. Tempriamo noi stessi, ci fortifichiamo, ci prepariamo alla guerra. Poiché la vita è una guerra eterna, dove possiamo fidarci di pochi (anche se, in alcune situazioni, nessuno è preferibile). Vigilanza, attenzione, allenamento; predisposizione al dolore, alla violenza ed alla solitudine. Qeusto secondo me fanno un buon uomo. Un sociopatico è forse il miglior uomo che possa mai esistere. Prendiamo un esempio letterario, Rorschach, di Watchmen, è il miglior uomo che sia mai stato presentato in quel fumetto. Inflessibile, duro, violento, un po' sadico, solo. Non incrina la bilancia della giustizia neanche dinnanzi l'apocalisse. Esso rappresenta la mutevolezza della nostra natura. Accettare il dolore, la solitudine, la violenza (che non è brutalità, ma la brutalità può essere una forma di violenza) rende davvero uomini. Poiché non possiamo cambiare la nostra condizione, per quanto i transumansiti ci sperano (ed io spero ci riescano). L'amore è soltando una rinuncia, rinuncia agli affetti, rinuncia alla presenza, rinuncia all'attaccamento. Quando non si prova più nulla per una persona e si è ancora in grado di agire per il suo meglio, allora si ama per davvero

Edited by The Shrike - 27/9/2009, 02:45

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I don't want to be human! I want to see gamma rays! I want to hear X-rays! And I want to - I want to smell dark matter! Do you see the absurdity of what I am? I can't even express these things properly because I have to - I have to conceptualize complex ideas in this stupid limiting spoken language! But I know I want to reach out with something other than these prehensile paws! And feel the wind of a supernova flowing over me! I'm a machine! And I can know much more! I can experience so much more. But I'm trapped in this absurd body! And why? Because my five creators thought that God wanted it that way!
(Brother Cavil)

Doctor: The shape of the Globe gives words power, but you're the wordsmith! The one true genius; the only one clever enough to do it.
William Shakespeare: But what words? I have none ready!
Doctor: You're William Shakespeare!
William Shakespeare: But these Carrionite phrases, they need such precision!
Doctor: Trust yourself. When you're locked away in your room, the words just come, don't they, like magic. Words, the right sound, the right shape, the right rhythm, words that last forever. That's what you do, Will. You choose perfect words. Do it. Improvise!
William Shakespeare: Close up this din of hateful dire decay, decomposition of your witch's plot! You feed my brains, consider me your toy: My doting Doctor tells me I am not!
Lilith: No! Words of power-!
William Shakespeare: Foul Carrionite spectres, cease your show; Between the points-
[Shakespeare turns to The Doctor]
Doctor: 761390!
William Shakespeare: 761390! Vanish like a tinker's cuss! I say to thee...
[Shakespeare turns to The Doctor again]
Doctor: .... Uh....
[The Doctor turns to Martha]
Martha: Expelliarmus!
Everyone: Expelliarmus!
Doctor: Good old J.K.!

He never raised his voice. That was the worst thing -the fury of the Time Lord- and then we discovered why. Why this Doctor, who had fought with gods and demons, why he had run away from us and hidden...He was being kind. He wrapped my father in unbreakable chains forged in the heart of a dwarf star. He tricked my mother into the event horizon of a collapsing galaxy to be imprisoned there, forever. He still visits my sister, once a year, every year. I wonder if one day he might forgive her, but there she is. Can you see? He trapped her inside a mirror. Every mirror. If ever you look at your reflection and see something move behind you just for a second, that's her. That's always her. As for me, I was suspended in time and the Doctor put me to work standing over the fields of England, as their protector. We wanted to live forever. So the Doctor made sure we did.
 
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view post Posted on 25/9/2009, 21:58Quote
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Non cercatemi se non mi volete leggere... Ecco una parola io sono: una parola che significa a volte nulla a volte un infinito. K. Gibran

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Status: Offline: ultima azione eseguita il 9/12/2009, 00:14


Con calma, leggo rifletto e rispondo;)


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imageIo sono...
La mia vita è stata tutta così… piena di piccoli segni che mi vengono a cercare
Tutti abbiamo incontrato lo sguardo di qualcuno e sentito una specie di "riconoscimento" che avrebbe potuto essere l'inizio di un amicizia. Ma poi le luci cambiano, il treno parte, la folla fa ressa tutto intorno... e non sapremo mai.
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Ci sono misteri nell'anima che nessuna ipotesi può scoprire, né nessuna intenzione può rivelare
Io non amo la gente perfetta, quelli che non sono mai caduti, che non hanno mai inciampato. La loro è una virtù spenta, di poco valore, a loro non si è svelata la bellezza della vita.
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La saggezza non è nient’altro che esperienza.
E l’esperienza non è nient’altro che vita vissuta.
Perciò non pensare che io sia saggia, pensa solo che ho vissuto
 
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view post Posted on 26/9/2009, 17:12Quote
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E' molto difficile a questo tuo intervento.
è difficile perchè ti sei lasciato sfuggire un particolare non da poco.
distingui, mi pare, almeno 3 o 4 significati della solitudine: ma non ne cogli l'unità
non che questa molteplice individuazione sia errata, ma è errato il modo in cui l'hai articolata.
un'articolazione autentica non so se sono ancora capace di svilupparla, diciamo che ne posso attualmente limitarmi a denunciare i tuoi significati.

1) che definisco "biologico". dici che nasciamo e moriamo da soli. ad un livello più profondo potresti arrivare a dire che nemmeno siamo in compagnia di noi stessi per via della rigenerazione delle molecole ecc (mi pare che ogni 8 anni veniamo completamente rinnovati).
2) una solitudine di tipo trascendentale - che meglio dovrebbe essere detta epoché - in cui giustamente mi parli degli scienziati che perdono il mondo per riprenderlo ad un livello più alto.
3) una solitudine di tipo socio-relazionale. che forse ha qualche sfumatura psicologica. di quest'ultima non so se è possibile dire che questo significato sia completamente autonomo da quello sociale (penso all'esempio di Rorschach a cui ti riferisci). questo tipo di significato ha per te larga parte.
Io mi prendo del tempo per riflettere.
ma sin da ora vorrei chiederti: i ricordi che si aprono "a festa" quando siamo "soli", fanno parte della solitudine?
o, in quanto correlati intenzionali ovvero altro dall'ego ricordante, sono ciò che annulla la solitudine?

Forse risulterà addirittura che l’atteggiamento fenomenologico totale e l’epochè che gli inerisce sono destinati a produrre innanzitutto una completa trasformazione personale che sulle prime potrebbe essere paragonata ad una conversione religiosa, ma che, al di la di ciò, è la più grande evoluzione esistenziale che sia concessa all’umanità come tale.
E. Husserl - la Crisi delle scienze europee e la Fenomenologia trascendentale

 
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view post Posted on 27/9/2009, 01:50Quote
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Status: Offline: ultima azione eseguita il 9/12/2009, 16:22


CITAZIONE
1) che definisco "biologico". dici che nasciamo e moriamo da soli. ad un livello più profondo potresti arrivare a dire che nemmeno siamo in compagnia di noi stessi per via della rigenerazione delle molecole ecc (mi pare che ogni 8 anni veniamo completamente rinnovati).

Esattamente. Questa limitazione io però l'ho considerata il limite delle possibilità umane. è un limite naturale che subiamo senza poterla cambiare. è quello che "lamentavo" con il limite dato dalla possibilità umana. Prendiamo le formiche, loro, sublimi e semplici, hanno una coscienza collettiva, capace di eliminare totalmente la solitudine. Non a caso anche se lontani dalla regina continuano a costruire il formicaio. La loro forte struttura gerarchica però ha come limite la perdita di una certa individualità (questo appunto lo riscontro nei gruppi e nelle culture sociali). Per cui in questo senso la solitudine è, secondo me, il limite umano totale, sia epistemico che ontologico. Giustamente, mi dirai che se io lo indico come limite già l'ho superato. In realtà No. Perché noi appunto non possiamo sapere cosa un altro pensa. Per cui oltre non posso andare. Posso immaginarlo, analizzarlo (utilizzando però modelli prestabiliti), congetturarlo, ma non saperlo, non esperirlo. Più che altro ho cambiato il modo di rapportarmi, non vivrò più l'esperienza dell'altro ma la farò diventare un mio gioco mentale (appunto me la immagino, la analizzo ecc però appunto notate come tutto avvenga nella mia mente e sempre e solo con l'imposizione del mio Io).
Mi duole fare però una precisazione. Quando parlo di solitudine, non parlo di solitario. Altrimenti potreste segnalarmi il paradosso del fatto che studio Diritto (che appunto regola gli incontri tra gli uomini). L'uomo non è assolutamente fatto per essere un animale solitario o morirebbe. Qui si innesca infatti tutto il discorso dell'altruismo, come mezzo per la sopravvivenza (e non atto spirituale). E proprio per la nostra intrinseca solitudine, Hobbes, Grozio, Leibniz hanno ragione. Il contratto sociale è quanto più ci serve per esistere e sopravvivere. Quando parlo di solitudine, prendetela come questione biologica, come quetione trascendentale, come questione socio-relazionale, come questione esistenziale e come questione religiosa (che approfondirò in seguito). Ma mai come questione di isolamento, fuga dalla società, rifiuto dell'eredità culturale.

CITAZIONE
2) una solitudine di tipo trascendentale - che meglio dovrebbe essere detta epoché - in cui giustamente mi parli degli scienziati che perdono il mondo per riprenderlo ad un livello più alto.

Esattamente, questo è stato un nodo focale. Io non so bene far analisi (che comunque richiedono una rielaborazione intellettuale) di stampo fenomenologico, ma capisco la guinità del vivere senza pregiudizi. Quando scrivo subito dati mi affollano la mente: diritto, storia, scienze, storia della filosofia, matematica ecc. Ma quando vivo non ho problemi a mettere nella spazzatura tutto ciò per vivere con distacco. Sopratutto quando faccio Karate. Se mi sta arrivando un pugno non mi chiedo quale è il valore della forza, quale è la sua composizione molecolare, se devo svolgere tutti i calcoli rispetto al principio della velocità del fulcro maggiore, non mi interrogo se la violenza è giusta o se nella storia le arti marziali hanno influito. Mi limito a schivare e contrattaccare, e più penso di doverlo fare e doverlo fare bene, e più penso e più mi prendo il pugno. Conoscere, volere, osare, tacere. Conosci ciò che stai facendo, fallo e taci.

CITAZIONE
ma sin da ora vorrei chiederti: i ricordi che si aprono "a festa" quando siamo "soli", fanno parte della solitudine? o, in quanto correlati intenzionali ovvero altro dall'ego ricordante, sono ciò che annulla la solitudine?

Sono appunto la prima fase. Quando mi sono ritato questa estata in sardegna, una serie di ricordi ha reso i primi giorni un inferno. Non mangiavo, dormivo malissimo, lo stomaco mi faceva male, respiravo male. Ero costretto ad "affrontarli" tra me e me, perché ero solo (nel senso proprio solo) e quindi non potevo distrarmi e sognare (cosa che avviene solo quando ci sono anche altri). Ma esso è un processo molto importante. Devono essere rigettati. Dopo due giorni che ero in preda a questo stato, ho cominciato a svuotare la mente, cercando di concentrarmi su gesti semplice (studiare, allenarmi, guardare telefilm). Ho cominciato ad accorgermi che tutti i ricordi venivano dall'esterno, c'erano una serie di elementi che mi costringevano a ricordare quel ricordo o quell'altro. Li ho combattuti, dopo tre giorni ero immune, non mi toccavano più, stavo/sto benissimo. I ricordi non erano dentro di me, mi venivano quasi proiettati dall'esterno, rigettarli è stata la catarsi fondamentale, un battesimo del fuoco o ecpirosi filosofica, che mai avrei desiderato così tanto di subire.

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(Brother Cavil)

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rispondo in modo "libero", che altrimenti mi perdo di casa.
in generale vale il discorso che ho fatto nella mia prima risposta: i discorsi che fai vanno bene, ma dovresti cercarne l'unità di fondo.
questo è ciò che spero di fare, fermo restando che, dal mio punto di vista, la solitudine è un momento sì insopprimibile ma non è uno statuto ordinario.
Nessuno vive da solo, e chi riesce o è bestia o è dio, giusto per citare aristotele.
E questa citazione mi interessa proprio perchè l'orizzonte tematico in cui si instaura la solitudine è l'orizzonte di senso del mondo della vita, o più dettagliatamente il mondo del sociale.
Non è un paradosso il diritto: come non lo è che il filosofo teoreta vada poi a mangiare la pizza con una bionda procace...
Anzi lo studio di qualcosa è già interrompere la solitudine: io non posso dire che i miei libri non mi facciano compagnia, anzi io posso preferirli al posto della bionda di cui sopra, o degli amici del karata.
Socrate stesso interpetrò il motto delfico (conosci te stesso) come vita sociale: io conosco me stesso tramite l'altro.
del resto, nel momento in cui mia moglie partorisce il nato (tralascio la questione del nascituro per semplificare l'esposizione) mi determina nell'essenza: io da soggetto privato divento padre.
il matrimonio è la relazione attraverso cui una ragazza invece mi determina nell'essenza e mi rende marito.
anche il matrimonio tra mio padre e mia madre mi ha determinatato nell'essenza: sono fratello di ecc.
che poi io non possa conoscere i loro pensieri esattamente come conosco i miei (e se li conosco talmente bene è una conoscenza d'altro tipo) non è un male, anzi è proprio perchè questa conoscenza di questi loro pensieri ha luogo attraverso dei processi "mediati" che loro sono altro da me.
se io potessi conoscere i tuoi pensieri come conosco i miei (e quando dico "come" intendo "spontaneamente" - su questo poi ci torniamo) non si potrebbe dire "io". o meglio noi saremmo uno stesso io. ma bada, non coscienza collettiva, perchè questo concetto (collettivo) nasce come la molteplicità colta secondo unità (questa definizione in corsivo è di quella che da kant per il concetto di totalità...).
e daccapo la cultura è già una forma di vita sociale: io nel sapere non ricordo e non mi interessa neanche tanto ricordare che la legge X sia stata formulata da me, da te, da hegel.
ricordo però che la legge è stata formulata ha dato sviluppo, ha portato a delle conseguenze ecc.
questo è il concetto hegeliano di storia, di storia delle Idee.
infatti il nome e il fattore che comporta la scoperta (talora più che scienza pura è un volgare aneddoto) sono elementi contingenti. la teoria è invece l'essenziale.
che poi la mia teoria senza un contesto di idee (hegel parla di spirito del tempo) non sarebbe neppure pensabile, la dice lunga sul significato autentico della solitudine.
nei prox giorni spero di poter riprendere tutte queste tematiche appena citate e nulla più...
per poterle sviluppare meglio

Forse risulterà addirittura che l’atteggiamento fenomenologico totale e l’epochè che gli inerisce sono destinati a produrre innanzitutto una completa trasformazione personale che sulle prime potrebbe essere paragonata ad una conversione religiosa, ma che, al di la di ciò, è la più grande evoluzione esistenziale che sia concessa all’umanità come tale.
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Ho apprezzato il tuo post Woland.
Allora la Solitudine.
CITAZIONE
Quando parlo di solitudine, prendetela come questione biologica, come quetione trascendentale, come questione socio-relazionale, come questione esistenziale e come questione religiosa (che approfondirò in seguito). Ma mai come questione di isolamento, fuga dalla società, rifiuto dell'eredità culturale.

Non la prenderò come una questione di isolamento.
In effetti, l'isolamento non è in questione.
L'isolamento, l'essere isolato rispetto agli altri - sia che si viva soli su una montagna, in un formicaio, in società, in compagnia - è insopprimibile.
Anzi, sarei quasi portata a dire, che questo essere isolato rispetto agli altri, lo senti, in maniera più acuta, quanti più sono gli altri intorno a te.
Detto questo, allora la Solitudine...già...come la prendiamo la Solitudine?
Si potesse in qualche modo prenderla, in qualche modo, si potrebbe anche non prenderla.


Edited by alice_w - 27/9/2009, 09:40

"Essere liberi è niente, divenirlo è cosa celeste." - J.G.Fichte
 
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"Il miglior modo per stare allegri è cercare di rallegrare." Mark Twain (1835-1910), scrittore americano.

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In altra sede mi è capitato di affermare che il modo di dire: “nasciamo soli, moriamo soli”, mi vedeva d’accordo. Ora ho dei dubbi.

Il fatto che io nasca sola, mi fa pensare che ciò sia possibile, dato che nel momento in cui io vengo al modo non credo di essere consapevole di me – almeno questo è quello che credo, io non ho memoria di una mia se pur minima presa di coscienza - in quel mentre non so nemmeno di far parte di un tutto o di essere nata per volontà di qualcuno. Io in quel momento non so nulla.
Non credo di poter dire altrettanto per quel che riguarda la morte. O almeno, se nel momento di morire sono consapevole di ciò che sta per accadermi, potrebbero i miei ricordi o le mie sensazioni “accompagnarmi” nel mio trapasso o dipartita che dir si voglia.

Affermo questo, pensando ai momenti in cui “scelgo” la solitudine come attimo di riflessione, io in quel momento non “sento” la solitudine come qualcosa che mi allontana dalla dagli altri o dall’appartenenza a qualcosa ma è per me un momento di riflessione, di comunione con me stessa ecc.
Lo stato d’animo è l’ago della bilancia per cui lo stesso momento di solitudine (in quanto mi isolo dagli altri per…) io lo posso vivere/sentire come un momento positivo, di riflessione appunto o negativo sentendomi esclusa dal un tutto o da una parte di esso che mi viene a mancare. Ma anche in questo caso credo di poter dire che è l’idea di abbandono a farmi sentire sola e non l’essere sola.

"Non pretendo di piacere ma di essere rispettata"
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CITAZIONE
del resto, nel momento in cui mia moglie partorisce il nato (tralascio la questione del nascituro per semplificare l'esposizione) mi determina nell'essenza: io da soggetto privato divento padre. il matrimonio è la relazione attraverso cui una ragazza invece mi determina nell'essenza e mi rende marito. anche il matrimonio tra mio padre e mia madre mi ha determinatato nell'essenza: sono fratello di ecc.

Hai ragionissima! Ma...se io non provassi ciò che dici? Nel senso: sei io si fossi costretto a riconoscere un fratello, ma non nutrissi alcun legame per esso? Tanto che per me potrebbe essere un estraneo? Io non vedo mia sorella da circa due anni, tutte le volte che ho avuto occasione non ho né evitato né ci ho pensato, la vita mi ha evitato di incontrarla. Non nutro nulla per lei, potrei infliggergli dolore e sofferenza come mille altre persone e non lo farei con meno e più particolare gusto. Stessa cosa: posso anche vivere relazioni che non sento, perché viverle è cosa buona. Per esempio potrei stare con una ragazza poiché mi fa economicamene comodo, avere un bambino sarebbe solo un modo per avvicinarmela ancora di più. Insomma, potrei fare della mia vita l'insegna del cinismo e dell'utilitarismo di stampo pragmatico. In questa situazione, come sono ancora limitato? In altra sede magari sviluppero il tema del cinismo (che mi convinco sempre più essere la strada della libertà mentale).

CITAZIONE
che poi io non possa conoscere i loro pensieri esattamente come conosco i miei (e se li conosco talmente bene è una conoscenza d'altro tipo) non è un male, anzi è proprio perchè questa conoscenza di questi loro pensieri ha luogo attraverso dei processi "mediati" che loro sono altro da me.

Questo appunto, continuo a ribadire è un grande male, poiché crea l'altro e l'altro è fonte si di gioia ma sopratutto di sofferenza.

CITAZIONE
se io potessi conoscere i tuoi pensieri come conosco i miei (e quando dico "come" intendo "spontaneamente" - su questo poi ci torniamo) non si potrebbe dire "io". o meglio noi saremmo uno stesso io. ma bada, non coscienza collettiva, perchè questo concetto (collettivo) nasce come la molteplicità colta secondo unità (questa definizione in corsivo è di quella che da kant per il concetto di totalità...).

Si, hai proprio ragione e questa definizione di Kant è più che appropiata.

CITAZIONE
e daccapo la cultura è già una forma di vita sociale: io nel sapere non ricordo e non mi interessa neanche tanto ricordare che la legge X sia stata formulata da me, da te, da hegel.

Se mi consenti una piccola ironia, sapere chi ha fatto cosa, quando e dove e con che termini, è sicuramente il metodo migliore per farsi figo e farsi beffe degli altri ;)

CITAZIONE
ricordo però che la legge è stata formulata ha dato sviluppo, ha portato a delle conseguenze ecc. questo è il concetto hegeliano di storia, di storia delle Idee. infatti il nome e il fattore che comporta la scoperta (talora più che scienza pura è un volgare aneddoto) sono elementi contingenti. la teoria è invece l'essenziale. che poi la mia teoria senza un contesto di idee (hegel parla di spirito del tempo) non sarebbe neppure pensabile, la dice lunga sul significato autentico della solitudine.

Anche qui hai colto bene. Però appunto io non intendo la solitudine come alienazione, separazione da, isolamento. è più un'accettazione, un metodo si potrebbe dire, un riconoscimento esistenziale.

CITAZIONE
Anzi, sarei quasi portata a dire, che questo essere isolato rispetto agli altri, lo senti, in maniera più acuta, quanti più sono gli altri intorno a te.

Precisamente, anzi ti dirò: i momenti di maggiori distacco, di maggior analisi, di più genuina esperienza della realtà li ho o in palestra o passeggiando con amici per la città.

CITAZIONE
Il fatto che io nasca sola

Questo concetto biologico dovrò riformularlo. Con ironia qualcuno potrebbe farmi notare che i gemelli non nascono soli. Quello che intendo e sempre intenderò è la prigione/chiusura/limitazione data dal corpo e dalle proprie esperienze. Se uno accetta il Cristianesimo, e siamo figli di Dio, noi potremmo esperire molto di più e con corpi più adeguati. In questo io sono fortemente transumanista, l'umanità deve evolversi verso una forma che gli dia Onnipotenza. Io dico e sostengo che l'umanità deve evolversi fino a diventare Dio.

CITAZIONE
O almeno, se nel momento di morire sono consapevole di ciò che sta per accadermi, potrebbero i miei ricordi o le mie sensazioni “accompagnarmi” nel mio trapasso o dipartita che dir si voglia.

Hai ragione; ma la limitazione data dal tuo corpo non potrà mai farti esperire la morte (altra cosa che mi fa alzare la testa contro Dio ed urlargli: Perché così e non di più? E non dirmi che è la forma migliore delle forme possibili). Poiché è una questione semantica, la morte non la vivi. Questo l'aveva già espresso il buon Wittgenstein (che finalmente viene citato per questioni linguistiche e non per questioni di felicità :D). Ti limiterai a sciorinare una sequela di "come è stato bello" perché la tua natura limitata ti impone di farlo. Molto meglio chi muore in battaglia, senza sapere quando e dove e senza avere vicino nessuno. Una morte fredda, rigida, se hai fortuna pure gloriosa. Ma nella morte che ti si appresta ci sarai tu, puoi anche essere in coppia e predisporti per essere con qualcun altro, ma tanto sarai tu che affronterai il cupo mietitore, non di certo assieme a qualcun altro; nel limite delle tue esperienze, nel limite delle tue possibilità.

CITAZIONE
Affermo questo, pensando ai momenti in cui “scelgo” la solitudine come attimo di riflessione, io in quel momento non “sento” la solitudine come qualcosa che mi allontana dalla dagli altri o dall’appartenenza a qualcosa ma è per me un momento di riflessione, di comunione con me stessa ecc.
Lo stato d’animo è l’ago della bilancia per cui lo stesso momento di solitudine (in quanto mi isolo dagli altri per…) io lo posso vivere/sentire come un momento positivo, di riflessione appunto o negativo sentendomi esclusa dal un tutto o da una parte di esso che mi viene a mancare. Ma anche in questo caso credo di poter dire che è l’idea di abbandono a farmi sentire sola e non l’essere sola.

Ma è appunto questo che non è: non è una riflessione, non è isolamento, non è alienazione. La solitudine, per come la sto intendendo Io ovviamente, se ci fosse un altro disposto a scrivere della solitudine in ottica diversa, ben faccia!, è proprio quel momento della vita in cui accetti il fatto che Tu sei Tu. Non sei un altro. Hai molti limiti, hai molti difetti; purtroppo è la tua natura. Allora vengono le fasi descritte, che possono portare alla sociopatologia (ma alla fine, il concetto di comune che balordata è? Intendo il pensare comune, il fare le cose in comune: insomma quello che io massimamente identifico in comunismo, la perdita della propria identità in favore di qualcosa di più "grande" [intendo lo stato proletario; come se me ne dovesse fregar qualcosa]) che però comunque vedo positivamente, perché è il momento di massimo amore per se stessi e per gli altri. Insomma, nell'ottica che espongo, la solitudine è quello stato che ti fa arrivare ad accettare l'altro per quello che è, poiché siamo sulla stessa barca

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I don't want to be human! I want to see gamma rays! I want to hear X-rays! And I want to - I want to smell dark matter! Do you see the absurdity of what I am? I can't even express these things properly because I have to - I have to conceptualize complex ideas in this stupid limiting spoken language! But I know I want to reach out with something other than these prehensile paws! And feel the wind of a supernova flowing over me! I'm a machine! And I can know much more! I can experience so much more. But I'm trapped in this absurd body! And why? Because my five creators thought that God wanted it that way!
(Brother Cavil)

Doctor: The shape of the Globe gives words power, but you're the wordsmith! The one true genius; the only one clever enough to do it.
William Shakespeare: But what words? I have none ready!
Doctor: You're William Shakespeare!
William Shakespeare: But these Carrionite phrases, they need such precision!
Doctor: Trust yourself. When you're locked away in your room, the words just come, don't they, like magic. Words, the right sound, the right shape, the right rhythm, words that last forever. That's what you do, Will. You choose perfect words. Do it. Improvise!
William Shakespeare: Close up this din of hateful dire decay, decomposition of your witch's plot! You feed my brains, consider me your toy: My doting Doctor tells me I am not!
Lilith: No! Words of power-!
William Shakespeare: Foul Carrionite spectres, cease your show; Between the points-
[Shakespeare turns to The Doctor]
Doctor: 761390!
William Shakespeare: 761390! Vanish like a tinker's cuss! I say to thee...
[Shakespeare turns to The Doctor again]
Doctor: .... Uh....
[The Doctor turns to Martha]
Martha: Expelliarmus!
Everyone: Expelliarmus!
Doctor: Good old J.K.!

He never raised his voice. That was the worst thing -the fury of the Time Lord- and then we discovered why. Why this Doctor, who had fought with gods and demons, why he had run away from us and hidden...He was being kind. He wrapped my father in unbreakable chains forged in the heart of a dwarf star. He tricked my mother into the event horizon of a collapsing galaxy to be imprisoned there, forever. He still visits my sister, once a year, every year. I wonder if one day he might forgive her, but there she is. Can you see? He trapped her inside a mirror. Every mirror. If ever you look at your reflection and see something move behind you just for a second, that's her. That's always her. As for me, I was suspended in time and the Doctor put me to work standing over the fields of England, as their protector. We wanted to live forever. So the Doctor made sure we did.
 
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"Il miglior modo per stare allegri è cercare di rallegrare." Mark Twain (1835-1910), scrittore americano.

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CITAZIONE (The Shrike @ 30/9/2009, 02:08)
Se mi consenti una piccola ironia, sapere chi ha fatto cosa, quando e dove e con che termini, è sicuramente il metodo migliore per farsi figo e farsi beffe degli altri ;)

certo che si può ironizzare... :D
ma ne approfitto per puntare il dito anche sul fatto che ti "accolli" tutte le sofferenze dell'altro... e dire sofferenze a volte potrebbe essere riduttivo.

"Non pretendo di piacere ma di essere rispettata"
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Non cercatemi se non mi volete leggere... Ecco una parola io sono: una parola che significa a volte nulla a volte un infinito. K. Gibran

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Bene...bene...bene...
Ho letto tutto con molto interesse.
Quanti pensieri, emozioni, quanti punti di vista...ovvio.
La solitudine?



La solitudine è uno stato mentale, secondo me. Oltre ad essere uno stato naturale.
Noi siamo soli, indipendentemente da chi ci circonda e se qualcuno ci circonda.
Noi siamo sempre soli, questo è incontestabile.
Soli perché nessuno può entrarci dentro e leggerci, nessuno può entrare a far parte di noi.
Soli nasciamo e per chiudere il cerchio, soli si muore.
La solitudine è uno stato mentale perché è differente come differenti sono gli esseri umani. Ma appartiene a tutti noi.


CITAZIONE
Tutta la vita è filtrata attraverso i nostri occhi, che sono vere e proprie finestre, o meglio ancora sensori. Dietro di essere un'attenta CPU elebora ogni dato. Ed in tutto ciò, noi dovremmo essere felice di essere umani. Perché possiamo amare, perché possediamo pensiero creativo, perché possiamo provare sentimenti. Non so quanti provino lo stesso disgusto per questa condizione che è un assurdo completo. Possiamo esperire fenomeni fisici o chimici, e come lo facciamo? Con questi disgustosi bulbi gelatinosi, programmati per vedere solo una minima parte dello spettro e con queste orrende orecchie, che impostate solo per percepire le vibrazioni dell'aria. E questo perché? Perché la Natura o Dio o il Caso o il Caos, chi volete, ha deciso che doveva essere così. Ebbene, se la questione è questa, io non voglio essere umano. Voglio poter vedere le radiazioni gamma, voglio poter udire i raggi x, voglio poter annusare a materia oscura (e non parliamo poi del fatto che devo esprimere idee complesse con questo discutibile linguaggio parlato). Preferirei un corpo di energia o metallo ad uno di carne ed ossa.

Cioè…che desideri essere? Neutro? O ancor più: qualcosa di costruito in laboratorio?
Vuoi non poter provare nessuna emozione?
Lasciando perdere il tuo corpo….mostrami il tuo pensiero. Puoi chiamarla anima o come vuoi, non ha importanza. Perché è da lì che parte tutto anche quello che tu hai appena scritto: desiderio di non essere umano è una sensazione forte. E’ un emozione fortissima che parte solo dal tuo io più profondo. C’è qualcosa che ti fa odiare il tuo involucro di carne e sangue?

CITAZIONE
In altra sede magari sviluppero il tema del cinismo (che mi convinco sempre più essere la strada della libertà mentale).

Sì...mi piacerebbe scoprire il perchè del cinismo.
Quale libera interpretazione?
Secondo me il cinico ha una gran paura di soffrire, ma grande! Semplicemente perchè ha sofferto così tanto che involontariamente si è costruito una corazza così dura che niente, nessuna emozione può scalfire.
Ma ritorniamo alla solitudine.
La solitudine io la vedo come una particella in continuo movimento....perchè non è sempre fissa in un punto, non sempre tutti la desiderano e spesso viene ricercata.



CITAZIONE
Precisamente, anzi ti dirò: i momenti di maggiori distacco, di maggior analisi, di più genuina esperienza della realtà li ho o in palestra o passeggiando con amici per la città.

Verissimo.


Io non ho paura della solitudine, perchè dovrei averne?
Quando io sono sola con me stessa... quante chiacchere :)
mi piace la gente...ma lo decido io quanta, dove e quando.
Io non penso alla solitudine come qualcosa di sublime o al contrario come a qualcosa di orrendo.
Ripeto la solitudine c'è, ognuno fondamentalmente è solo.
L'unica cosa veramente importante secondo me è riuscire a gestire la propria solitudine.


Non so se sono riuscita ad esprimere esattamente il mio punto di vista.
Ho reso tutto così semplice che sembra quasi io dia meno importanza a questo "stato" di quanta ne è stata data qui da tutti voi.


Filosofia Puraimageimage
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imageIo sono...
La mia vita è stata tutta così… piena di piccoli segni che mi vengono a cercare
Tutti abbiamo incontrato lo sguardo di qualcuno e sentito una specie di "riconoscimento" che avrebbe potuto essere l'inizio di un amicizia. Ma poi le luci cambiano, il treno parte, la folla fa ressa tutto intorno... e non sapremo mai.
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Ci sono misteri nell'anima che nessuna ipotesi può scoprire, né nessuna intenzione può rivelare
Io non amo la gente perfetta, quelli che non sono mai caduti, che non hanno mai inciampato. La loro è una virtù spenta, di poco valore, a loro non si è svelata la bellezza della vita.
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La saggezza non è nient’altro che esperienza.
E l’esperienza non è nient’altro che vita vissuta.
Perciò non pensare che io sia saggia, pensa solo che ho vissuto
 
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Il Signore della Sofferenza

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Status: Offline: ultima azione eseguita il 9/12/2009, 16:22


CITAZIONE
Cioè…che desideri essere? Neutro? O ancor più: qualcosa di costruito in laboratorio? Vuoi non poter provare nessuna emozione?

Si! Assolutamente. Datemi un corpo di pura energia, datemelo di metallo, mi va bene comunque. Ma fate in modo che sia much more di quanto non possa essere un corpo umano. Datemi un corpo puramente razionale, senza emozioni, datemi un corpo che possa controllare la natura della realtà.

CITAZIONE
desiderio di non essere umano è una sensazione forte. E’ un emozione fortissima che parte solo dal tuo io più profondo. C’è qualcosa che ti fa odiare il tuo involucro di carne e sangue?

Tutto. Come ho detto, che senso ha essere se non si è onnipotenti? Preferirei essere una creatura tecnologica o esoterica, non mi importa se androide o nosferatu; ma desidero, anelo, l'onnipotenza, il potere assoluto. Ditemi chi uccidere, ditemi chi sterminare, ma datemi potere. Potere sulla materia, sulla realtà, non sulle persone. Non mi interessano le persone, preferisco guardare le particelle elementari e dominarle.

CITAZIONE
Quale libera interpretazione?

Il cinismo è analisi razionale delle possibilità della realtà. Per questo ti rende libero.

Edited by The Shrike - 1/10/2009, 00:29

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(Brother Cavil)

Doctor: The shape of the Globe gives words power, but you're the wordsmith! The one true genius; the only one clever enough to do it.
William Shakespeare: But what words? I have none ready!
Doctor: You're William Shakespeare!
William Shakespeare: But these Carrionite phrases, they need such precision!
Doctor: Trust yourself. When you're locked away in your room, the words just come, don't they, like magic. Words, the right sound, the right shape, the right rhythm, words that last forever. That's what you do, Will. You choose perfect words. Do it. Improvise!
William Shakespeare: Close up this din of hateful dire decay, decomposition of your witch's plot! You feed my brains, consider me your toy: My doting Doctor tells me I am not!
Lilith: No! Words of power-!
William Shakespeare: Foul Carrionite spectres, cease your show; Between the points-
[Shakespeare turns to The Doctor]
Doctor: 761390!
William Shakespeare: 761390! Vanish like a tinker's cuss! I say to thee...
[Shakespeare turns to The Doctor again]
Doctor: .... Uh....
[The Doctor turns to Martha]
Martha: Expelliarmus!
Everyone: Expelliarmus!
Doctor: Good old J.K.!

He never raised his voice. That was the worst thing -the fury of the Time Lord- and then we discovered why. Why this Doctor, who had fought with gods and demons, why he had run away from us and hidden...He was being kind. He wrapped my father in unbreakable chains forged in the heart of a dwarf star. He tricked my mother into the event horizon of a collapsing galaxy to be imprisoned there, forever. He still visits my sister, once a year, every year. I wonder if one day he might forgive her, but there she is. Can you see? He trapped her inside a mirror. Every mirror. If ever you look at your reflection and see something move behind you just for a second, that's her. That's always her. As for me, I was suspended in time and the Doctor put me to work standing over the fields of England, as their protector. We wanted to live forever. So the Doctor made sure we did.
 
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Status: Offline: ultima azione eseguita il 9/12/2009, 00:14


Ok. Questa tua risposta Shrike è il tuo personale "non sentire" il tuo "non mi emoziono" e così vivo.
Sei sempre coerente e va bene.

Solo un appunto a questa tua interpretazione:

CITAZIONE
Il cinismo è analisi razionale delle possibilità della realtà. Per questo ti rende libero.

Io mi auguro per te che sia effettivamente così. Perchè allora saresti veramente libero.

Perchè se io osservo un cinico, vedo solo una persona repressa. Che non vuole provare emozioni.
Qualsiasi tipo di emozione, perchè fanno paura. Le emozioni belle o brutte che siano, fanno perdere il controllo, si diventa vulnerabili.
Il cinico non vuole essere vulnerabile, non vuole amare, perchè chi ama poi soffre. Non vuole gioire perchè si lascerebbe andare...chi è cinico è al di sopra di tutto.
Il problema è che non tutti i cinici lo sono realmente. Veramente liberi e non condizionati dalla continua ricerca di insensibilità.
Questa è la mia interpretazione.


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imageIo sono...
La mia vita è stata tutta così… piena di piccoli segni che mi vengono a cercare
Tutti abbiamo incontrato lo sguardo di qualcuno e sentito una specie di "riconoscimento" che avrebbe potuto essere l'inizio di un amicizia. Ma poi le luci cambiano, il treno parte, la folla fa ressa tutto intorno... e non sapremo mai.
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Ci sono misteri nell'anima che nessuna ipotesi può scoprire, né nessuna intenzione può rivelare
Io non amo la gente perfetta, quelli che non sono mai caduti, che non hanno mai inciampato. La loro è una virtù spenta, di poco valore, a loro non si è svelata la bellezza della vita.
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La saggezza non è nient’altro che esperienza.
E l’esperienza non è nient’altro che vita vissuta.
Perciò non pensare che io sia saggia, pensa solo che ho vissuto
 
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L'orologiaio

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CITAZIONE (The Shrike @ 30/9/2009, 18:57)
... che senso ha essere se non si è onnipotenti? Preferirei essere una creatura tecnologica o esoterica, non mi importa se androide o nosferatu; ma desidero, anelo, l'onnipotenza, il potere assoluto. Ditemi chi uccidere, ditemi chi sterminare, ma datemi potere. Potere sulla materia, sulla realtà, non sulle persone. Non mi interessano le persone, preferisco guardare le particelle elementari e dominarle.

Ma, scusami, che senso ha essere onnipotenti?

E inoltre chi dovrebbe darti questo fantomatico "potere"?
Credi davvero che possa venirti dall'esterno?

Per quelle che possono essere state le mie esperienze personali, ti assicuro che nel momento in cui il tuo "potere" aumenta quest'ultimo già ti porta "altrove", e in un certo qual modo non sai neanche più cosa fartene.

Senza contare il fatto che non esiste nessuna vera evoluzione (o aumento del proprio livello di coscienza... o se preferisci di "potere") se non ci si accetta fino in fondo per quello che si è.
Ed in questo esatto momento, non da qualche altra parte.
Un pò come quel detto che recita "la vita è quello che ci succede mentre siamo impegnati a pensare a quello che vorremmo essere".

Ma comunque sia, secondo me la questione va affrontata in tutti i nostri aspetti, sinceramente... quasi morendo a se stessi... o ancora meglio, essendo veramente "soli" per l'appunto.
;)

O nessuna conoscenza, o tutta la conoscenza diretta verso un punto.
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